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Filtri carboni attivi industriali

Trattamento delle acque industriali: una scelta motivata

La rinnovata sensibilità ecologista che in questi ultimi anni è tornata di moda nelle società occidentali, dovuta anche ad una maggiore presa di coscienza delle origini dei cambiamenti climatici, obbliga moralmente le grandi industrie ad abbattere i tassi di inquinamento, soprattutto nelle acque: i consumatori, e non solo quelli del settore alimentare, mostrano infatti una attenzione sempre maggiore all’impatto ambientale degli stabilimenti di produzione. Investire nel trattamento delle acque reflue diventa allora non solo un obbligo morale e di legge, normato dal D. Lg. 152 del 2006, ma anche una operazione di marketing.

Filtri ai carboni attivi per i processi industriali

Industria alimentare, aziende cartiere, stabilimenti in cui si impiegano vernici o idrocarburi si trovano spesso nella condizione di dover abbattere la presenza di sostanze inquinanti nell’acqua utilizzata nei processi produttivi, ma anche di dover eliminare lo sgradevole effetto schiuma o odori particolarmente forti. L’impiego di un filtro efficace, come quello ai carboni attivi, spesso costituisce una ottima soluzione per migliorare la qualità delle acque reflue: grazie alla microporosità del filtro, sia esso di origine vegetale o minerale, infatti, è possibile trattenere sostanze chetoniche, polveri, vernici, colle e tensioattivi facendo passare l’acqua reflua in una bombola in cui sia stato posto il carbone attivo.

Caratteristiche dei filtri industriali

Nei filtri industriali, i carboni attivi impiegati sono principalmente quelli sotto forma di polvere, i PAC, acronimo di powdered activated carbon: facile da sostituire con periodicità quando si nota il progressivo esaurimento della proprietà filtrante, infatti, tale materiale può essere soggetto a controlavaggio per rimuovere la formazione di grumi che potrebbero inficiarne le prestazioni. Il principio chimico fisico sfruttato è il medesimo degli impianti domestici: il carbone attivo, infatti, trattiene per adsorbimento gli inquinanti, migliorando sensibilmente la qualità della soluzione. Il filtro è rigenerabile, ma occorre provvedere alla sostituzione dopo circa nove mesi: la sua longevità dipende in larga parte dalla frequenza d’uso e dalla tipologia di inquinante.